I giorni

Ci umilia, la nostra ovvietà
l’abitudine del gesto, della parola
vorremmo tutti aprire una finestra
una nuova, e scoprire il mistero
il velo che sospettavamo
ci fosse, tra noi e il vero
ma la nostra è abitudine al morire
al non destare mai scalpore,
timide polveri posate sulla vita
abitudini del tempo, le sue dimenticanze
noi che vorremo più sapere
o non sapere nulla, e non soffrire
noi che siamo un’altra vita,
un’altra poesia, che mai nessuno ha scritto
noi che sentiamo, l’agonia del tempo
ci sentiamo foglie morte, declivi
ovvi accadimenti di vite
inespressi poemi, luci forse spente
o mai accese, noi che siamo
noi, che nessuno sa,
e nessuno, che può sapere.
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Commenti (1)
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rita iacobone3 novembre 2017
Guardarci dentro e riflettere su noi stessi, sul nostro quotidiano vivere che troppo spesso diamo per scontato, perdendo così occasioni per diventare più sensibili a tutto ciò che ci accacde intorno. Profonde frasi che creano una delicata poesia.
