Visione
NicolaGiordano
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Nel cuore dell’aurora
la città delle guglie
fa a meno dell’ultima
sua voce sensata
e un popolo in delirio
canta il latrato e il soffio,
la danza delle api,
il sibilo e lo schiocco:
suoni di un’altra era.
Il fiume abbandonato
prosegue nel suo lungo
mormorare in eterno,
prive di mani labbra
si abbeverano sole...
ed una luna, che ne fu
Regina,
cura ogni sofferenza
fatta solo di parole.
©
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L'autore
NicolaGiordano
Commenti (1)
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A
Antonio Terracciano5 novembre 2017
Direi che bene ha fatto l’autore ad aggiungere una nota esplicativa alla sua poesia un po’ ermetica (per i lettori mediocri come me tali note sono come le istruzioni per l’uso degli elettrodomestici...) : se ne gusta così appieno il significato e la bellezza. Il poeta evidenzia un tema a me caro: il linguaggio umano è un bene o un male? Certo, vedendo di buon’ora una città ancora semiaddormentata ed i cui suoni sono soltanto quelli della natura, c’è da dubitare alquanto che le nostre parole apportino sempre un beneficio alla vita dell’universo...
