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Poesia 5 novembre 2017 · lettura 1 min · 852 letture

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NicolaGiordano 45 poesie pubblicate
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Nel cuore dell’aurora la città delle guglie fa a meno dell’ultima sua voce sensata e un popolo in delirio canta il latrato e il soffio, la danza delle api, il sibilo e lo schiocco: suoni di un’altra era. Il fiume abbandonato prosegue nel suo lungo mormorare in eterno, prive di mani labbra si abbeverano sole... ed una luna, che ne fu Regina, cura ogni sofferenza fatta solo di parole.
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La riflessione che propongo in questa poesia è che se (e solo se...) la sofferenza è questione di linguaggio (è "fatta di parole") allora è emendabile, correggibile in una società silenziosa o in una in cui si disimpari il linguaggio umano. Le parole sono sempre emendabili. Dopo il crollo di molte altre utopie, c’è ben poca altra speranza che resti agli uomini.

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NicolaGiordano
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Commenti (1)

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Antonio Terracciano5 novembre 2017

Direi che bene ha fatto l’autore ad aggiungere una nota esplicativa alla sua poesia un po’ ermetica (per i lettori mediocri come me tali note sono come le istruzioni per l’uso degli elettrodomestici...) : se ne gusta così appieno il significato e la bellezza. Il poeta evidenzia un tema a me caro: il linguaggio umano è un bene o un male? Certo, vedendo di buon’ora una città ancora semiaddormentata ed i cui suoni sono soltanto quelli della natura, c’è da dubitare alquanto che le nostre parole apportino sempre un beneficio alla vita dell’universo...