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Sociale 11 novembre 2017 · lettura 1 min · 1153 letture

L’istituzionalizzazione

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Se un fatto o un individuo un istituto diventano, poi perdono quell’aura che avevano dal tempo ricevuto, che tradizione più sincera instaura. Mazzini, Garibaldi e pur Leopardi, con tante strade a loro dedicate, conservano oramai pochi riguardi delle persone meno interessate. Non sono rispettati i monumenti: gli uccelli vi depositano il guano, gli innamorati incidono frammenti di frasi che finiscono con "t’amo" . Vive il ricordo vero, più profondo, soltanto dentro i cuori dei cultori, e non può contagiare tutto il mondo, se non vuole acquisire acri sapori.
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Credo che quasi tutti i ragazzi che, come me, furono obbligati, nei primi anni della scuola superiore, a leggere tutti i capitoli dei "Promessi sposi" abbiano "odiato" il romanzo, e pure il suo autore, e che quasi tutti i giovani degli anni Settanta, immersi nell’allora imperante ideologia comunista, abbiano applaudito Paolo Villaggio quando egli trovò il coraggio di dire che "La corazzata Potemkin" era (nella versione più edulcorata) "una boiata pazzesca" ... Anziché generare empatia, l’istituzionalizzazione di un personaggio o di un evento può provocare l’indifferenza o addirittura l’effetto contrario. E’ anche ciò che esamina la filosofa Laura Boella in "Empatie", ed. Raffaello Cortina, Milano, 2018 . A proposito della Shoah, ad esempio, la studiosa scrive (pagine 127 e 128): "Non è certo un caso che la storiografia sulla Shoah sia stata riletta di recente alla luce della ‘fragilità’ dell’empatia. La fragilità dell’empatia (...) non è una questione di performance, di esercizio corretto o non corretto di una capacità, ma ma si rivela il problema da indagare. Conoscere i limiti e i lati oscuri (...) ha l’effetto salutare di confutare le certezze infondate e le approssimazioni del senso comune. "17 giugno 2018
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (2)

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Marinella Fois12 novembre 2017

Una lirica che fa riflettere! ormai non c’è più rispetto ne per l’arte ne per la cultura... Complimenti... al poeta per questi versi!

carla vercelli12 novembre 2017

Direi che è interessante l’argomento trattato in rime ed endecasillabi dal poeta Terracciano. Come a dire che se si porta la cultura a livello popolare istituzionalizzandola, per esempio intitolando strade o costruendo monumenti a personaggi come artisti, poeti, politici e altri, si rischia, invece di ottenere il dovuto rispetto per i suddetti, quasi di ridicolizzarli. L’alternativa è quella dei "cultori", come scrive il poeta, che non si fermano al monumento, ma vanno, per esempio, a visitare le case natali di questi personaggi o musei a loro dedicati, oltre a leggere i loro testi, naturalmente. Ma questo è una sorta di percorso libero e appunto non istituzionalizzato, che non tutti ritengono necessario, sbagliando. Molto apprezzata!