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Poesia 15 novembre 2017 · lettura 1 min · 567 letture

Un dì le ciglia sue a cèrul màr tanto

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Un dì le ciglia sue a cèrul màr tanto giàcquer; ed io fremente e inverecondo e in svergognata timida quïete, e dolèndomi muto, e disprezzàndomi a queste allòr ne volsi il tetro guardo, e fuggitiva spene, e contemplante noïa, e tormentoso sentìr, e atra sete di tanto sale; e svenne l’attimo oh giovinezza mia! E tacque l’eterno orizzonte, e il perenne Oceäno, e ansima ancòr il mio ricordo a questo fiordo per l’insistito silenzio; e quest’altra che è la selvatica ombra di mia Vita, con costei che da’ Sogni si procede, più si langue. E la nebbia avvolge il mare, e nell’Anima da or sì mi confonde tanto oblìo che la torrida Tempesta le vane ricordanze seppellisce, donde l’alba mi vièn a risvegliàr presto questo mio sonno che è annegato in molte onde. Ma l’eterno della veglia mi custodisce ancòr frequenti Sogni finché non suoni per sempre l’addio a questa mia perduta gioventù.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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avidadiva15 novembre 2017

Forse all’autore sfugge un piccolo particolare… siamo nel 2017. La poesia guarda avanti facendo tesoro dell’immenso patrimonio di ieri, ma a mio avviso non si può continuare a scrivere utilizzando un linguaggio arcaico, ergo fuori luogo. Il novecento e a seguire sono anni ricchi di grandissima poesia. Le consiglio una passeggiata anche da quelle parti… Le segnalo il primo refuso che mi è saltato all’occhio: speme e non spene.