Primo mattino a Castello
Diego Bello
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Alle calli lavate di nebbia
stridono i gabbiani
tra i filari d’onde policrome:
balconi antichi vociano
e si odono fruscii
di fiocchi rosazzurri
e bimbi scalpitare
alle materne cure.
Riappare dell’Eroe la muffa annosa
e i mostri avvinazzati
nei fradici cartoni
che sognano frustate d’uragano
e una pioggia d’oro
sui corpi decomposti nel riparo
della terra. Urlano
ai graffi d’acciaio
sbadigli blasfemi
e le palpebre chiuse
ancora si oppongono
al mondo di briciole.
Fiacchi marinai coi solini al vento
irrompono in battello
e sguardano ogni donna.
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Diego Bello
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