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Poesia 21 novembre 2017 · lettura 3 min · 501 letture

Sera di Nulla di Nebbia d’Autunno, l’Inquieto

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Ma questa nebbia dove vuole andare? È il perenne dilemma dell’Autunno quando il mese dei morti volge al termine; è quel che chieggo anch’io immerso in suo volto, informe, e immane, orribile... e fatàl. Vuole inghiottire anche i miei occhi già ciechi! quando la mia campagna diventa ombra e l’ale degli aironi si confondono nel buio. Così la sera è una famiglia d’atre nebbiose stirpi di insepolti vapori erranti di spiriti inquieti; e volgendo alla Notte, mi fa triste il suo mantello spumeggiante di onde invisibili, come se il mio giorno trascorso fosse lasciandosi indietro qualche desìo, o altro pegno, e tante cure irredente dal cuòr che ora le lascia al dominio de’ i Sogni irriverenti. Più non esiste un mondo; le dimore svanite sono... cadute e disperse, le chiese, i tetti, i campanili... il Tutto, nè più esistono quei che conoscevo, i loro visi, le femminee guance: costoro qui si son mutati in nebbia. Potrei dàr nomi propri a ogni suo atòmo! E sembra che i defunti offrano un desco ad altri morti in questo orrendo regno, ergendo i calici in alto, e piacchiandoli poi sulle bare. Vi prego, compari! non urlàtemi insulti se dall’Oltre scorgete la meschinità de’ i Sogni miei!... Perché sol io, solitario in Vita resto?... Non voi gridàtemi insulse bestemmie, oh estinti, che in prìa io vidi vivi, se or che nel nulla dell’oìdi siete io vivente soltanto a voi men gïo, anelando terrestre ardòr e fuoco!... Non urlàtemi se ora brindo esausto alle nebbiose vostre tombe eterne! Ma l’incubo scompare appena... appena, e tutto - credo - torna a essere e a vivere; e io respiro quest’aëre pesante che dalle brume si stagna e mi opprime, sì che mi pàr un po’ quasi avèr acque nelle narici, e annegare per sempre, e tra la Vita e la Morte qui stàr. Così supplico, e dico, e sogno e bramo. Che l’eterna fulìggine s’espanda, e seppellisca nella terra sua eterea le cascine, i campi... i boschi, lo sguardo mio rabbioso e rattristato che qui somiglia l’umido riparo della pieve che piange a’ sacra effigie! E mi veli il terribile orizzonte, e allòr mi lasci ora sognàr d’estrarre l’eroico acciaro contro il suo Titano, e vendicàr la piccola chiesetta nel cuòr di lui immergèndolo funesto!... E raccolga la mia Anima l’airone che nel suo covo si riposa e cena, e mi canti una nenia per la Notte l’ibis selvaggio che con lui divide il nido, come d’Antonio Cleopatra la Sorte!... E scoppi una tormenta infame di nebbia urlante più dei càn da guardia agli spettrali cancelli dell’aie!... Ma perché il pianto mio non ha più termine? E ti conosco apparizione eterea, il guardo tuo nella nebbia, e il mio inverno.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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