Oh Amati Monti (Cantica I)
Carmine Branco
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Oh amati monti,
colli e clivi,
ove il dolce piè
della Vergine Mefiti
posò il tallo,
germinando fecondo
le dolci, salutari erbe
profumate, là, dove,
le dure ed ancestrali
terre, fanno giogo e,
ove nascono, già abbondanti
di vita, le copiose acque
stillanti del Mega Potamos;
riposano all’ombra
delle tue granitiche
rocce, le spoglie
del grembo che
mi diede luce
e mi carezzò infante,
dall’altra Terra che restò
muta del mio vaticinio o canto.
Non riposa più, sereno
all’ombra del pruno e fico,
il capo che amò ed ama,
del tuo frutto
e il sole, ed ogni cosa,
e il canto, come pria faceva
e, senza fatica e affanno
ma, resta solingo e scarno,
come il rosmarino antico e,
da tempo, selvatico,
che pose là,
ove riposa il fedele che,
al giovine uomo fu compagno.
Padre fui!
E di un maschio,
che m’amò più
di mio retaggio,
che amai, amo ed amerò,
a che vanamente da questo
non son e, fiele mi sa d’amaro.
Verbo non trovo,
né pace, a che,
l’alma mia in affanno, giace.
Di preci non suona più
la bocca e il cuore,
poiché non trova requie
dal Tradito Amore.
Respinto, sinora,
da Tanatos benigno,
le goti macchiate da rivoli
e canizia, non destano
più lo sguardo d’Amor
e gli altri Fati.
Ora lasso!
Che il pensiero
di ciò che attendo
mi uccide!
Infranto sugli scogli,
batterà ancora l’onda,
un altro giorno.
©
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L'autore
Carmine Branco
Nato a New York (USA) nel 1966, mi trasferisco in Italia nel luglio del 1980. Non conoscendo la lingua, se non il dialetto casertano, eredità di mio padre che è campano, mi sforzo non poco ad aquisire padronanza dell’italiano. Diplomato nel 1985 in ragioneria, parto militare l’anno successivo. A 23 anni m’iscrivo alla
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