Inno al verso

Sono laureata in filosofia con indirizzo psicologico dal 1989. Pittrice, poetessa, scrittrice, ho pubblicato: "Il cielo ha il colore delle rose" (2012), "Coglimi d’ineffabile Poesie d’Eros" (2014/2019), "Cromistorie: vi racconto una fiaba colorata" (2014), "Bello più di prima" (2015), "La volpe e la parola"
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Testo di infinita tenerezza in una dedica d’amore,. intrisa di luce e sentire antico.
dolce fantasia d’amore danza tra questi versi delicati e ricchi di immagini, nella piacevole lettura, Un gioiellino di poesia
Secondo la mia lettura, è questa una profonda e raffinata fantasia sulla genesi di una poesia (soprattutto di stile piuttosto moderno) . Nella prima strofa la poetessa ci fa sapere di non disdegnare l’endecasillabo (le "undici carezze" che in questo lavoro ricorrono quattro o cinque volte), che non sempre, però, per l’urgenza dell’emozione che vuole essere comunicata, è possibile impiegare; allora, tolte anche le rime, le assonanze e le consonanze, i versi si mostrano più liberi, più vicini forse alla vita, all’amore. La simbiosi della poetessa coi suoi versi, già chiaramente delineata nella seconda strofa, si accentua ancor più, diventando una vera e propria identificazione, nella terza breve strofa.
Di promo acchito ho avuto l’impressione che questa poesia sia stata scritta in un momento di grazia. Lo rilevo dai versi particolari, anche se di fantasia, e dai commenti lasciati dai lettori. La poetessa non è nuova a questo tipo di poesia che coinvolge il lettore, non mi soffermo se c’è o meno l’endecaslìllabo, sono i versi e il tema che esalta il tutto. Ricordo che scrissi la mia prima poesia all’età di 17 anni, e quando ne avevo raccolto una ventina, mi misi a leggerle con attenzione. Erano tutte poesie che sembravano imitazioni di Giovanni Pascoli. strappai il tutto e ricominciai a scrivere tutto quello che mi veniva in mente senza curarmi delle vecchie regole che imperavano a quel tempo. Solo così ho vinto qualcosa.
L’amore per la poesia, si traduce in immagini fantastiche. Il verso può non avere undici dita (il classico endecasillabo), ma carezza lo è comunque, nel raccogliere emozioni dal respiro al foglio.




