Da bambino guardavo i treni a vapore
massimo turbi
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respiravo la quiete notte
desiderando di esser una tua canzone
avvinta dall’affezione sublime
e per non farti presagire di esser sola
la mano scivolava nell’intimo
odoroso di carnalità suadente
attraversavi i muri del pianto
lungo gli argini addensati
dalle ombre della luce
e neppure il silenzio era più tuo
dietro le quinte dell’ amore mi ritrovavi
digiunando sotto le stelle di Orione
da bambino guardavo i treni a vapore
desiderando di partire con loro
non avendo mai avuto paura di ascoltare
il rumore della felicità
ed inseguivo la tenerezza degli angeli
riscoprendo la voluttà immensa
nel sentirti mia in ogni volo di gabbiano
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massimo turbi
Commenti (1)
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Sara Acireale30 novembre 2017
È molto bella e suggestiva, oscilla tra fantasia e realtà. Immagini meravigliose che catturano l’attenzione del lettore. Mi sembra di vedere quel bambino che guardava i treni a vapore e immaginava un mondo diverso.

