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Spirituali 13 dicembre 2017 · lettura 1 min · 866 letture

L’odore del prossimo

Luciano Capaldo 401 poesie pubblicate
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Varchiamo ormai l’ingresso della chiesa, unicamente, forse, alle feste comandate e, compenetrati, adoriamo quel Cristo crocifisso ed esposto, lì... su una croce di legno ma che sempre legno rimane e nulla facciamo invece per adorare un prossimo a noi vicino inchiodato ed annodato all’ingiusta sedia di una sventurata vita. Così, lo scavalchiamo! -Ripeto- entriamo in chiesa ed adoriamo un Cristo di legno su una croce di legno seduti su una panca di legno e non avvertiamo il disperato urlo di carne umana al nostro fianco!
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***Così facendo sembra di stare davanti ad un altare vuoto***

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Luciano Capaldo
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Commenti (5)

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carla composto13 dicembre 2017

dice il vero il poeta ormai ci accostiamo alla chiesa solo nelle feste di precetto potremmo guardarci intorno e vedere il nostro prossimo al quale spesso non facciamo caso un sorriso un gesto un aiuto ... sarebbe meglio che pregare per abitudine bella lirica

D
Demetrio Amaddeo13 dicembre 2017

Forse anche questo è egoismo, oltre che un modo di apparire... farsi vedere anche nella preghiera che dovrebbe essere un atto intimistico... Veneriamo e Lodiamo un ipotetico Dio senza accorgerci che vicino a noi ci potrebbe essere un "Cristo" da salvare

Pagu13 dicembre 2017

Una tematica importante rappresentata con versi molto incisivi e penetranti. C’è poco da aggiungere alla riflessione del poeta ed è innegabile che stia accadendo tutto questo. Colpa nostra, colpa di una società allo sbando, colpa di chissà chi... ma a nulla conta pregare un Dio se nella vita si conosce solo l’egoismo.

Sara Acireale13 dicembre 2017

Si adora un pezzetto di legno ma poi si rimane indifferenti al prossimo in carne ed ossa che soffre e ha bisogno d’aiuto. È questo un paradosso dei nostri tempi. Dov’è finita la solidarietà? Mi ricordo che una volta ci si aiutava di più. Se un vicino o un parente erano in difficoltà si dava una mano. Adesso ci siamo involuti e non capisco davvero il perché. Poesia che induce alla riflessione.

Anna Di Principe13 dicembre 2017

Una disamina profonda, in cui l’attento ed acuto Poeta esterna quanta divaricazione esiste nei comportamenti di una società, che appare sempre più in difficoltà morale. La domanda, ribadita due volte, quasi a volerla sottolineare riguarda l’essere umano, che è attento a pregare davanti a un altare "vuoto", piuttosto che aiutare concretamente il prossimo che vive nella povertà. Questo testo di grande spessore è un grido di dolore, che deve invitare tutti a guardarci intorno per esternare una fattiva solidarietà e non badare soltanto alla forma. Davvero un contenuto molto apprezzato così come la struttura poetica di forte incisività. Plausooo!