Adesso io qui
Ingoio fiori
e rigurgito stelle senza luce.
Sogno il paradiso
e vivo tra le fiamme dell’inferno.
Semino amore
e raccolgo foglie di ortiche.
Cerco Dio nel silenzio
e mi ritrovo io stesso bestemmia.
Disegno il mio cielo
e sotto i miei piedi frana la terra.
Adesso vago come un eremita
nei bordelli puzzolenti dell’ipocondria
mentre la pelle squama
e mi cadono i denti
mentre s’imbiancano i capelli
e nelle orecchie ho sempre la stessa litania.
Adesso cerco l’algebra dei miei sorrisi
nei cassetti violentati dalla giovinezza
ritrovo baci, carezze e piogge d’aprile
ritrovo il mio bene, il mio sangue e la mia saliva.
Germoglia ora la mia forza come una radice
verso un pianeta che avrà il mio nome
disperso nell’atmosfera
di un’autentica fiaba d’amore.
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Commenti (1)
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Luciano Capaldo14 dicembre 2017
Una dicotomia fra sentimento inteso come desiderio e ragione intesa come la realtà vivente. Una sorta di accettazione... malgrado. Una ricerca di forza e quieta attraverso i ricordi del passato, di una candida giovinezza forse spensierata e forse no. Significativa, molto, la chiusa.
