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Poesia 3 gennaio 2018 · lettura 3 min · 504 letture

Canto inquieto di un Bardo irlandese alle Sponde dell’Atlantico

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Ascolta, Ocèano, il gridàr di mia arpa; e ruggi con le tue onde giovinette come responso nell’eco al mio canto!... e di leggiadra quiete il labbro, ahi! riempi d’un cuor che a te si affanna e a’ scogli tuoi; e digli: - Canta!... Canta ancora, oh Bardo! - nel terreo cièl della tua immensità!... Oh prode prole di Ossian, e di prue selvagge date all’ignoto orizzonte, oltre quelle che dòminano vette tempestose e possenti in cui (io) ne ammanto sovente i Sogni poetici e i tempi dei più brevi àttimi irredenti, e i buoi lagnàr ascolto dai campi, e il beffardo chiasso del lòr muggìto che sen va; tu, oh màr sì fosco e tenue, che alle tue vìscere accogli i legni che per onte di tua Tempesta naufragàr dovèttero, vasta distesa di acque immacolate negli ìncubi di abissi tormentati e nel sognàr de’ i Tritòni festosi... tu, veglia cui mi astrìngi nella Notte perché io possa fàr còmputo dei colpi che per Natura a’ i lidi dài, e a’ confini terrestri di mio molo solitario, dove (io) mi pasco di tua vastità; ascolta! I versi miei alfìn ne cedèttero, e l’ansie emèrgono, ombre funestate dai sacri patti dei pàvidi Fati; e allòr, così piangenti e lamentosi, di Fìngall d’urli colpendo le grotte, odi! a te làgnano Inni che, avvolti nell’infinito étere, i meschini non detti desìi che nel mio sudario segretamente ispìran, tua beltà!... Oh Ocèano! Suggerisci a me forse d’annegare nel tuo letto di gioie abissali e segrete, mentre in cielo l’alba tua Luna risplende, e poi specchia in te il fàscino suo, sì che tutt’uno voi diventate tra tènebre e lumi, dond’io invano qui cerco con voi fòndermi per rapìr anche un sol de’i casti baci d’una o dell’altro, e avèr la quiete ambita della vostra libertà! Oh Ocèano! Dassenno un dì mi mòrsero in cuòr le tue gaie e sibilanti fole che qui mi raccontava il tuo bel velo... velo di Dea gemmata in tanta e vecchia e inassopita fiamma! e là, nessuno a disciòglier m’aitò codeste funi sicché in te ancòr vorrei gettàrmi e pèrdermi ne’ arrendèvoli Sogni sì fugaci che nàcquero da tanto pe’ aspra sete d’un Amòr che non può sentìr pietà!... E mi rimane in questa mia ansia Vita il ricordo soltanto del tuo fùlmine che d’ìmpeto mi colpì il freddo cuor!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Stefano Drakul Canepa3 gennaio 2018

Colossale: una poesia d’altri tempi, un piacere leggerla e declamarla.