Amava il mare
si fa piaga la crepa
nel silenzio vile
che precede ogni miracolo
tu, mangiato
dentro un corpo breve, stretto
che quasi non riconosco
mi fai un cenno
soffio un mezzo sorriso
sulla polvere posata nei tuoi occhi
recitando tre parole prive di senso
ciao come stai
poi la mia bocca
sotto il pelo dell'acqua
vede la tua chiglia ripartire
senza le astuzie di una rotta
so, perché ora
mi chiedo dove sarò domani
divago scorciatoie verso una croce
issata sul petto del muro
è un bivacco nel buio
il coro della pioggia che riprende
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Commenti (1)
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N
Nicola Morandi20 novembre 2007
Il decadimento fisico (ma non interiore) visto attraverso gli occhi del poeta denota un'empatia e un'introspezione che combaciano a vicende, senza stridere l'una con l'altra. Bellissima poesia