E il navigar m'è dolce (pensieri d'un naufrago fra notturni sbarchi)
Uno sbadiglio, questo quieto cantare
l’opera della notte,
poi palpebre
che plaudono al silenzio
e fogli bianchi,
vele gonfiate al soffio inverso del tabacco
”O Capitano! mio Capitano! ”
con l’anima in balia
della risacca dell’ultimo sorso
violenta
nell’infrangersi
contro lo scoglio opaco di un bicchiere:
qui naviga l’odiata imbarcazione di Rimbaud,
in questi porti l’inchiostro si fa mare
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Commenti (1)
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Roberto festa21 novembre 2007
secondo i miei gusti questa è un vero gioiellino, impreziosito anche da una spendida citazione. davvero!
