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Sociale 8 febbraio 2018 · lettura 1 min · 667 letture

Un oscuro sentiero (per le vittime dell’Alzheimer)

Cilenti Emanuele 34 poesie pubblicate
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Quand’ero piccolo amavo giocare con le mani in quel prato bianco che ti era cresciuto sul capo e scendevo poi rapidamente con le mie dita tra strade fatte di rughe che segnavano il tuo viso. Mi abbracciavi mi sorridevi urlavi con forza il mio nome. Adesso son diventato grande quel prato bianco è sparito le tue rughe son così profonde che potrei perdermi dentro. Non mi abbracci più non mi sorridi più non ricordi più il mio nome e seduto su quella sedia assomigli ad una di quelle statue senza vita né anima. Guardi fisso la solita finestra sperando e pregando che arrivino i ricordi a frantumare quel vetro per conficcarsi dentro la tua mente ma ormai è tardi vado via con un bacio ti saluto e tu ricambi con una lacrima. Un giorno mi ricorderai quando ti libererai della tua oscurità e diverrai luce che fluttua nell’aria per illuminare la mia strada fatta di notti e solitudine.
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Commenti (1)

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Saverio Chiti9 febbraio 2018

Ho vissuto anche io, con mio padre, la triste discesa verso l’alzheimer... Quella continua ricerca di ricordi e di visibilità conosciuti, quella delicatezza di sguardi e di nomi perduti... L’autore parla di tutto questo con estrema delicatezza, come solo l’amore sa fare... Anche io vivo nella speranza di rivivere quel sentiero dove sicuramente ritroverò mio padre, che teneramente di terrà fra le braccia, proprio come faceva da bambino. Molto, molto piaciuta! I miei complimenti...