Un oscuro sentiero (per le vittime dell’Alzheimer)
Cilenti Emanuele
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Quand’ero piccolo
amavo giocare con le mani
in quel prato bianco
che ti era cresciuto sul capo
e scendevo poi rapidamente
con le mie dita
tra strade fatte di rughe
che segnavano il tuo viso.
Mi abbracciavi
mi sorridevi
urlavi con forza il mio nome.
Adesso son diventato grande
quel prato bianco è sparito
le tue rughe son così profonde
che potrei perdermi dentro.
Non mi abbracci più
non mi sorridi più
non ricordi più il mio nome
e seduto su quella sedia
assomigli ad una di quelle statue
senza vita né anima.
Guardi fisso
la solita finestra
sperando e pregando
che arrivino i ricordi
a frantumare quel vetro
per conficcarsi dentro la tua mente
ma ormai è tardi
vado via
con un bacio ti saluto
e tu ricambi con una lacrima.
Un giorno mi ricorderai
quando ti libererai della tua oscurità
e diverrai luce che fluttua nell’aria
per illuminare la mia strada
fatta di notti e solitudine.
©
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L'autore
Cilenti Emanuele
Commenti (1)
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Saverio Chiti9 febbraio 2018
Ho vissuto anche io, con mio padre, la triste discesa verso l’alzheimer... Quella continua ricerca di ricordi e di visibilità conosciuti, quella delicatezza di sguardi e di nomi perduti... L’autore parla di tutto questo con estrema delicatezza, come solo l’amore sa fare... Anche io vivo nella speranza di rivivere quel sentiero dove sicuramente ritroverò mio padre, che teneramente di terrà fra le braccia, proprio come faceva da bambino. Molto, molto piaciuta! I miei complimenti...

