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Spirituali 16 febbraio 2018 · lettura 4 min · 609 letture

Il Martirio di Santa Giuliana

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Mellifluo è il tàlamo, ride la vèrgine che sogna gli àttimi del bacio pròssimo, discinta in càndide sete d’Antiòchïa, scalza co’ i giòvini piedi che còrrono. Le nozze sognano quel cuore estàtico che gode e pàlpita all’Imenèo che dona a’ i Màrtiri il Cièl frenètico nel suo fulgòre di nuovo Amore. Il letto è mòrbido d’un dolce pioppo reciso in tronco dal bojä zoppo che la bipènne consacra ad Ade, presso le biade... consacra all’empio che dal suo Tempio tristo rapisce questa Prosèrpina, questa selvàtica donna che a’ Cèsare non genuflette... all’idolàtra. Le mani affèrrano la scialba mìsera pel collo pàllido che non abbrònzano del Sòl i baci qual l’abbronzàrono più volte un giorno, sempre d’intorno, quand’ella lìbera come una ròndine fresca di pètali i Desidèri volgeva agli Àngioli, a’ Cherubìni, come i bambini. Dio la rapì! La rapì a’ i mìstici riti mistèrici, a’ feste orgiàstiche di Bacco e Vènere, al canto lùdico dei pazzi ràpsodi d’aèdi a Ilìade alle lòr lìriche di gioja e Amòr... la rapì a’ pavidi templi bugiardi, ai simulacri de’ i stolti ídoli... a’ gioventù. Ma Iddio desiàva farla felice, rènderle gioie, rènderla sposa d’un giusto giòvine cui condivìdere tutta la Vita. Ma stava orrìbile nelle sue tràppole l’oscuro Sàtana, il cupo Ángiolo, bieco Lucìfero presso l’Impero rivale al Vero. Le guancie pòsano su quèl cuscino fatto con l’àlbero del vil Destino. L’empia bipènne s’erge alle nùvole, scintilla d’ira, folle sospira per le tre fiàte su quella gola. Dio è una fola?... L’empia bipènne discende e scìvola, le carni tàgliansi, gli ossami spèzzansi, flutti si còlano di sangue ácro profano e sacro. La giòvin sposa or non è più. Dio l’ha baciata, con il dolore, le giurò Amore, la maritò col bacio osceno che la troncò sopra il suo seno, con il veleno di Morte atroce. La mise in Croce presso il suo Gòlgota, afflitta e trèmula, ignuda e pàllida tra i due cùpidi ladri, tra’ i mìseri fùnebri gèmiti della vergogna. Pòvera giòvine! Presso le tènebre di tombe e ragne fatte di lagne! Presso i famèlici vermi del lòculo, cangiata in cènere! Or non è più... Colpa (è) di Vènere, de’ i bruti Cèsari, grìdano gli Àngioli contra Lucìfero. Colpa è degli Ìdoli, d’orgia terrìbile, del crudo Sècolo, del Carpe Dièm, della Materia, della possanza... chi incolpa il Cielo in sua baldanza? grida sua Ánima dal Coro mìstico del suo Mistero... E noi prostràti in vêr sua urna questa notturna folle malìa ancòr baciamo figli de’i Cèsari, malvagi epìgoni d’ogni Peccato che abbiàm lo sprezzo pel santo mònito, per i dolori, Memento mori. Abbi pietà, Santa Giuliana, d’un Sòl che muòr!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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