L ‘umore della terra fra le mie dita
massimo turbi
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dopo un grande odore di terra
riversa su se stessa
l’annusai tramortito nel sentirmi parte di essa
come se la mia carne e le mie ossa
fossero state fecondate rovvistando
le zolle bagnate dalle sofferenza
nel farmi nascere nei campi di grano
il mantice del brioso vento
mi sospinse via cent’anni fa
ritrovandomi chissà dove
espiando a ripagar le pene
di fatti mai commessi alcuno
quale sarà il dolor da sopportar in eterno
senza che possa far qualcosa?
slacciai la camicia bianca lavata di fresco
scorsi fratture escoriazioni
ferite ancor sanguinanti senza alcun modo
capire da quale regno possa esser avvenuto
forse sangue malato scorre nelle vene mie
come quelle di mia madre
e congiuntamente a tutti assomiglianti
agli sguardi gettati nel fosso
o non ricordo bene
i ricordi si attorcigliano
si divincolano fra i capi della matassa
tarda a venire
la poesia mi scruta mi guarda si interroga
disegnando cerchi onirici
macchiando il foglio bianco di parole
or ritornate alla luce
avendo poi l’intuizione
di espiare le sofferenze di madre
andata via troppo presto
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massimo turbi
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