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Riflessioni 25 febbraio 2018 · lettura 1 min · 1125 letture

La forma

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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L’uomo creò la forma, l’etichetta, per la parvenza dar di verità a quello che la mente sua discetta, mettendo al bando tante avversità. La forma sembra perfida ricetta per far tacere le diversità, rendendo abominevole, reietta, ogni non contemplata libertà. (Ma in un mondo nel quale provvisorie sono tutte le varie concezioni, la forma forse, senza tante storie, con le sue artificiali convenzioni traccia una strada in cui non aleatorie appaiono le nostre vane azioni.)
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Limitandomi all’importanza della forma in poesia, in questi giorni, in cui ho finito di leggere, dopo tantissimi anni, "Per una storia della ricerca linguistica", di Tristano Bolelli, ed. Morano, Napoli, 1965 (libro di cui avevo usato, a suo tempo, solo le poche parti riguardanti un esame universitario), mi sono imbattuto, alle ultime pagine, in una conferenza tenuta a Roma dal grande studioso viennese di linguistica e di letteratura Leo Spitzer nel 1960, l’anno della sua morte. Avendo contemporaneamente quelle due grandi passioni (la struttura delle lingue e i contenuti delle opere letterarie), Spitzer forse non poteva che pronunciarsi così (lo si legge a pag. 582 del libro citato): "Il critico che si volge da un ‘che’ creativo misterioso intuìto da lui nel poeta all’’hic et nunc’ dell’opera oggettiva, diventa egli stesso più razionale. E il ‘raziocinio freddo del critico‘, che per mia gioia Pasolini rileva in me, corrisponde sicuramente a una simile disposizione nell’artista della parola, il poeta, il quale è anche un artefice, che ci fa piangere coi suoi versi, ma non ha dimenticato di contare le sillabe. "24 luglio 2018
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (3)

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ex Lorenzo Crocetti25 febbraio 2018

Un perfetto sonetto in endecasillabi ed espresso nella classica forma inscincibile del sonetto (quanti ne vedo chiamati sonetti e che non seguono affatto le regole metriche fisse dello stesso), ove viene rappresentata una verità filosofico- psicologica, tipica nelle espressioni liriche di questo autore, che mai si perde nell’insipienza e nella banalità.

g
gabriele vacca26 febbraio 2018

La "forma" di come è fatta questa poesia, io che sono un bravo incolto, ho dovuto impiegare una buona mezz’ora, per carpirne il vero significato. Scritta da una mente acuta, con filosofia e genialità, me la rileggerò ancora per acquistare un poco di cultura. Dieci e lode è poco. Antonio

carla vercelli26 febbraio 2018

La forma è sostanza, soprattutto in campo estetico. Esempio: si può discutere a lungo sul contenuto di una poesia, ma immediatamente, in una sorta di percezione gestaltica, si avverte se la poesia è bella o no, o almeno se piace... e ciò è dovuto alla sua forma, all’impatto immediato. Anche per l’arte è così, almeno sino all’arte moderna informale e concettuale. Per l’etica il discorso si fa forse più leggermente complicato, dato l’ipocrita disprezzo per le apparenze e il timore reverenziale della verità (ma poi cos’è la verità), ma come scriveva Oscar Wilde: "Solo chi è superficiale non giudica dalle apparenze." Quindi viva la forma! E il poeta Terracciano di forma se ne intende scrivendo precisamente in endecasillabi e rime! Bellissima!