Solitario
Strade che percorro straniere
lucertole con code mozzate
polvere sintetica e bruciapolmoni,
con la luce dei led mi confondo
in un turbinio di venti
cavi dell’alta tensione vibranti
che friggono con l’umidità crescente
è questo il suono mio preferito,
dei mai arrivati
partiti per viaggi invisibili
paesi e genti visti dal drone fotografo
con fatica supero le più alte colonne
e al fiume volgo lo sguardo
intriso di libertà senza pretesa,
cerco di bere la bruna birra
in un fiato
vedo nella schiuma veggente
donne sconosciute con vite snelle
e con labbra di rosso rossetto
"ricordo quello che acquistavo per mia madre"
poi il fischio del treno e il tintinnio dei binari mi sveglia
dal sogno perpetuo.
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Commenti (1)
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Francesco Rossi1 marzo 2018
Come non soffermarsi su una poetica di impatto dove lo spirito libero dell’autore si manifesta nel verseggiare cogliendo gli aspetti esistenziali, sezionandoli. poi ricomponendoli, ritengo questa poetica d’autore perché si riesce a trasmettere non solo a noi che siamo dei non arrivati ma pure agli arrivati che sono pronti a dare giudizi di merito quindi avanti con questa poetica di alto confronto.
