Infanzia negata
Un morso nello stomaco
è il solito risveglio.
Che cosa mangerò?
Chissà, proprio non so.
Il sole ancora dorme
ed io sono già in piedi.
Potessi un po' giocare
ma sì...lasciamo stare.
E' ora, devo andare!
I sandaletti ai piedi
la tuta rimboccata
la solita giornata.
-Lo so, sono piccino-
Ma lustro per benino
la canna del fucile.
Il mondo è sì civile
se chiede questo a me.
E mentre il sole sale
tramontano i miei sogni
-Se fossi solo attore-
e la mia infanzia
MUORE
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L'autore
Triste
Talvolta scrivo. Per dipanare pensieri, per ricordare, per dimenticare, per vivere...ancora.
Commenti (3)
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Paolo Ursaia24 novembre 2007
Profonda, drammatica poesia. Versi armonici, scabri, niente affatto ruffiani
F
Franca Canfora25 novembre 2007
Bella poesia a descrivere la triste realtà di tanti, troppi bambini. Il finale è un piccolo gioiello.
Carolina Villani Bidibambina25 novembre 2007
Quando il valore dell'innocenza non viene considerato e giovani vite, vengono coinvolte a forza, come semplici pedine, nei giochi di potere di adulti senza scrupoli, assistiamo al più atroce delitto che l'umanità possa compiere contro se stessa... saperlo denunciare in maniera così efficace, con semplici parole anche in poesia, è prerogativa di sensibilità elette, che prima o poi riusciranno a riscattare ogni ”infanzia negata”...


