Simmu tinti... simmu malarazza

Sono nato il 15 giugno 1971 a Saronno in provincia di Varese e dall’età di 13 anni vivo a Caltagirone in provincia di Catania. Sono educatore presso una comunità di minori da ventisei anni e amo il mio lavoro. Ho due figli che adoro. Amo la quiete ed il silenzio. Scrivere mi aiuta a sentirmi meglio quando la tristezz
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
ho faticato un po a leggerla ma è bellissimaaaa! (Stefana Pieretti)
bella giacomo complimenti SL (carla composto)
complimenti bella! (Adele Vincenti)
Intensa e vera ribellione dialettale, piaciuta e (Ela Gentile)
apprezzata per il contenuto che condivido (Ela Gentile)
nei pensieri e riflessioni. Bravo, complimenti! (Ela Gentile)
Buon pomeriggio Giacomo (Sara Acireale)
Letta con piacere (Demetrio Amaddeo)
Sempre speciali i tuoi versi in vernacolo (Silvia De Angelis)
Un caro saluto Giacomo (Silvia De Angelis)
L’ipocrisia e la vigliaccheria è il male dei (Patrizia Ensoli)
nostri giorni ... Letta e apprezzata moltissimo! (Patrizia Ensoli)
Uno spaccato del nostro Paese. Bravo Giacomo sl (Anna Di Principe)
bravo!!! (Rasimaco)
Una bella descrizione colorata di pie senza fede (Emilia Otello)
Bella fotografia sociale nel prezioso dialetto! sl. (Giovanni Ghione)
Tangibili egoismo- invidia- cattiveria- sopraffazione (Angela Schembri)
Commenti (7)
l’ipocrisia regna anche tra coloro che vanno in chiesa a battersi il petto e poi si dimenticano e non si comportano come cristiani... non ci si accorge del fratello più bisognoso di chi porge una mano per carità ... versi molto intensi e significativi in un bellissimo vernacolo... bella opera
Penso che è vero ciò che scrive il Poeta in questa bella poesia in vernacolo. Stiamo diventando tutti più cattivi, egoisti, indifferenti e... non soltanto i politici e i mafiosi ma (per emulazione) anche la gente comune. A cosa vale andare in chiesa e battersi il petto se poi fuori calunnia la gente, si diventa bugiardi e cattivi? Stiamo diventando anche vigliacchi (scrive l’autore) e non abbiamo il coraggio di andare contro il potente di turno per difendere il debole. No, così non va bene. Dobbiamo riacquistare la perduta umanità.
Come sempre riesci a descrivere l ‘animo umano, la vita ci porta a diventare cattivi, ma dentro di noi tutti qualcosa di buono vive. Il testo, profondo, scava dentro l’animo a tentare di dare significato ai nostri errati comportamenti.
Di grande pregio questa Poesia in vernacolo siciliano, che personalmente amo leggere soprattutto quello riguardante il bravo Autore Giacomo. Contenuto di spessore che esprime magistralmente quanto l’uomo comune non sappia reagire al malaffare della politica, della chiesa e dei seguaci "tinti"...Esaustiva la nota, che dà forza a quanto versificato... Il contenuto è da estendersi su tutto il territorio italiano, ormai deprivato da qualsiasi morale .Ammirazione per lo stile poetico accattivante e ricco di pathos.
Il dialetto giunge in profondità espressiva per trattare argomenti significativi di un mondo che fa dell’ipocrisia l’atteggiamento quotidiano. Il Bravo Autore con eloquenti tratteggi indica gli aspetti peggiori del comportamento umano che la mancanza di ideali indifferenza e lo sfrenato egoismo portano al dominio della "malarazza".
Malarazza, gente cattiva, esseri che godono solo a fare del male. Ma chi può sentirsi forte contro un povero, un bisognoso, un emarginato se non la gente debole? Meschini, miseri di valori, a loro il sole non arridera’ mai, ne in terra e né in cielo. Cercano, rubando ai poveri ricchezze vane senza sapere che la vera ricchezza sta nei valori puri, rari, che la gente umile custodisce con amore nell’anima. Immagini di effetto si presentano al lettore con scenari che portano a riflettere.
Raggia e mmirria son rimaste irrisolte. Mi sembra di aver già scritto che il dialetto cicilianu è la mia passione. Parli di parrini e di cristiani che non conoscono cristo e appena nisciuti dalla chiesa, (dove avevano fatto finta di pregare) domina l’empietà e la miscredenza. Piaciutissimevolissimevolmente. Provaci ancora, poeta. Bye bye






