Persistenza della memoria
Tra pieghe, sfagli
e morsure di calcare
i flutti prendono la forma
dei cristalli per seccare.
Da quegli amari spazi
di cenere e lave
lanciavamo i nostri corpi
d’assolati precipizi,
dentro specchi
di cobalto e malachite
a pescare la luna
in labirinti di murene
per raccogliere il sorriso
di ragazze, distese,
su dune di capperi fioriti.
Quel che rimane
dei loro occhi,
petali lussureggianti
aperti sotto il cielo,
è metafisica sensazione
di tenerezza sublime
che mi preme sul costato,
con il pugnale verde
del tempo dilatato.
©
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