Io canto

Io canto e sono certo
che il mio suono è originale
e lo faccio a cielo aperto
senza essere banale.
Io canto e son sicuro
che se afferro l’armonia
il piacere lo procuro
con la mia caparbieria.
Io canto e la mia impronta
non è uguale mai a nessuno
e certo che se conta
non mi lascia mai digiuno.
Io canto e sono fiero
di contare un fico secco
ma resto il condottiero
nel tuo mondo del mio becco.
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Commenti (1)
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Galante Arcangelo17 marzo 2018
Quest’opera mi ha ricordato un racconto di Oscar Wilde, avente come titolo “L’usignolo e la rosa”, giacché, l’usignolo, è, per antonomasia, il simbolo dell’amore, pur se qui, nel testo, il canto è introspettivamente metaforico, intimo e peculiare. Premessa fatta, definirei il testo come una poesia nella poesia, che fa lieto il cuore, con i suoi suadenti, quanto espressivi, versi: meraviglioso ascoltare e percepire la voce, del proprio essere se stessi!
