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Morte 20 marzo 2018 · lettura 1 min · 1158 letture

Acanto

carla vercelli 806 poesie pubblicate
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Acanto, foglia d’acanto che giaci su una stele funeraria come ti esalti su un capitello e intrecciato all’alloro cingi del poeta il capo, alla sommità di una colonna, al suo elegante scapo tu rimembri l’origine divina e il bagno d’oro -che ben s’addice alla diletta mano dello scultore che ti diede vita- rievoca una storia millenaria: la spinosa morte di giovinetta, il sonno greve dell’arboscello, precoce dipartita di una bambina. Ma tu risplendi, acanto di pietra, ancora e sorride il tempio e l’altopiano, sorride la valle nella sua foce tetra e dell’eternità la maestosa ora.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

L’immagine è dell’autrice, "Capitello corinzio", chiaroscuro a matita.

L'autore
carla vercelli

Sono laureata in filosofia con indirizzo psicologico dal 1989. Pittrice, poetessa, scrittrice, ho pubblicato: "Il cielo ha il colore delle rose" (2012), "Coglimi d’ineffabile Poesie d’Eros" (2014/2019), "Cromistorie: vi racconto una fiaba colorata" (2014), "Bello più di prima" (2015), "La volpe e la parola"

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La bacheca della poesia

Le sensazioni lasciate dai lettori.


Un decanto artistico della morte! (Galante Arcangelo)

Tristezza ispirata e classica. Essenziale lirica. (numerouno)

Poetica di contenuto, alto. Segnalo (Francesco Rossi)

Commenti (3)

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Umberto De Vita20 marzo 2018

L’acanto pianta erbacea cespugliosa cantata anche in una magnifica lirica dal grande Eugenio Montale, la ritrovo qui in questa bella poesia della poetessa Carla Vercelli. Devo dire che la poetessa come Montale rende questa semplice pianta (con i suoi versi) una meraviglia con verso molto, molto appropriati. Il mio elogio.

Galante Arcangelo20 marzo 2018

Narra una leggenda greca che la nutrice di una fanciulla corinzia, morta precocemente, aveva deposto sulla tomba una cesta con i suoi oggetti più amati, adottando la precauzione di ricoprirla con una tegola quadrata per nasconderli e anche per prevenire i furti. Giunta la primavera, l’architetto Callimaco, che passava da quelle parti, vide la tegola sollevata da un cespo armonioso di foglie d’acanto, cresciute sul sepolcro, quasi a simboleggiare l’immortalità della fanciulla, la sua metamorfosi in pianta, secondo un luogo comune greco. Cosicché, i versi della poetessa, han ben ripercorso questo viaggio fra le erbe e le piante simboliche, decantando l’acanto che decorava la sommità della colonna, ove poggiava il capitello corinzio!

Daniele miraflores20 marzo 2018

Versi molto belli come bella è la figura. lirica triste ma concentrata da un mix tutto personale dalla poetessa e pittrice e amica poliedrica Carla