Nidi d’alberi raccontano storie
Giorgia Spurio
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Un nido di cigni
tra i rami degli occhi
e le spine delle mani:
lei lo chiamò
con la gola nella voce dei palmi,
lo chiamò con il nome scelto
al battesimo dei mari.
Lei lo cercò,
lei lo urlò, il suo suono
come eco racchiuso
tra il silenzio e i monti,
alte grigie rocce
delle regine madri.
Le cicogne guardarono la mareggiata,
la neve cadde e le tracce cancellava,
i lupi tesero l’ambra e il sangue nelle loro vene.
Lei camminò,
lei lo chiamò ancora e ancora una volta,
si raccolse tra i rami secchi e il grembo,
tra il ventre della tana delle foreste,
tra i segreti della notte che decise di non ascoltare,
il buio fomentava gli incubi,
allucinazioni spostavano al vento le sue zampe.
Ululava anche la cima nascosta al sole,
lei pensò a lui, al bimbo lasciato seduto
sul giaciglio dell’asfalto, sul ciglio
chiuso di una strada di passanti,
lei lo chiamò
con la voce dei rovi e dei passeri,
con la voce del biancore del cielo
e ancora una volta con la voce degli alberi.
Lei lo cercò...
Si guardò le piccole dita,
rosse e viola, stralci di lucide pupille
tra i fili stracci della lana e della luna.
Lei si rialzò e camminò,
sul ponte in rovina passò,
dentro le caverne, urlò
con la voce delle nubi,
con la voce che il tramonto le prestò,
con la voce delle volpi
zitte sull’altopiano gelato.
E la grande civetta bianca si abbassò,
regale il suo sguardo regalò,
specchio dell’oro nel cuore,
e la bimba si chinò
a mani unite,
e nei suoi grandi occhi
lo trovò, il bimbo lasciato seduto
sul giaciglio dell’asfalto, sul ciglio
chiuso di una strada di passanti.
Lo chiamò con la voce della neve,
ma il bimbo aveva l’oro negli occhi:
il bosco aveva già scelto.
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Giorgia Spurio
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