Un padre ad un figlio
Quando ancora eri ferma radice
dell'albero delle mie attese,
nell'ora in cui il mare spinge al colle
il soffio mite del libeccio,
lo sguardo oltre la finestra della tua stanza,
a lungo ti guardavo dormire,
stanco di giovinezza,
sperando d'investigar lo scorrer della vita
attraverso i tuoi ansiosi occhi di ragazzo.
Tra gente ignara delle tue
e delle mie parole, sognavo allora
esser per te lento fiume intento a levigare
i ciotoli di quella tua lunga via
aperta tra cuscini di zolle e di sassi
dove, da sempre, rossi ciuffi di papaveri
contendon la vita al giallo dei cespugli di ginestra.
Ti so lontano, ma sperando di poter tornar nel tempo,
notte dopo notte, continuo a fingere, ingannandomi.
Indifeso, alzo canti di solitudine,
per il vento, per la sera, per il sofferto gemito
di un'allodola ferita dalla spina d'una rosa.
Immutabile, di lontano, ogni mia vuota sera
ritrova un calmo suono di campane
rasserenante eco di bronzo che mi spinge
a durare quest' assurda vita
che, tu lontano, stanca si conduce.
©
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L'autore
Aledam
Ho volutamente cancellato precedenti notizie che non giudico più essenziali e che derivavano dal fatto che, sul Web, compaiono Aledam che non son io. Il mio ALEDAM non è che un acronimo tra il mio nome e cognome: ....ale Dam... Sono un milanese ora trapiantato a Monza Scrivo da sempre.
Commenti (2)
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mp47pasquino2 ottobre 2008
è difficile parlare ad un figlio e dire le giuste parole, dire quelle che resteranno impresse che le porterà tutta la vita dentro... La tua poesia penso sia pronta a parlare, spero credo, mi auguro e ti auguro di esserci riuscito con questa tua bella poesia. A ben rileggerti
V
Venere Cesareo1 febbraio 2012
Poesia intensa e davvero capace di toccare le corde del cuore. Stupisce e commuove.
