”Non ci sono più gli aranci di una volta”
Non vedevo l’ora che tornassero sui banchi
e quando li ho visti ho avuto un balzo al cuore,
io li ricordo come fiorellini bianchi
or sono aranci, succosi da gustare.
Sapor del sole caldo dentro voi
profumo intenso di terre lontane,
un altro nettare divino degli dei
ma nei ricordi miei, molto vicine.
Provo ad aprirne uno lentamente
cercando di attenuar quell’acquolina
che assale vogliosa alla mia mente,
voglio mangiar un arancio stamattina.
Trovo difficoltà nello sbucciare
un arancio con la pelle troppo fina,
porto le mani al naso ad odorarare
un odore acro e acerbo di benzina.
Dicono che trattati son più buoni,
fan bella mostra dentro a quel cestino
meglio una volta, erano più sani,
io li ho buttati li... nel bidoncino.
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Commenti (3)
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Paolo Ursaia27 novembre 2007
Classiche quartine, rime eleganti, per una poesia originalissima, che deve renderci pensierosi...
Fippo227 novembre 2007
Bella denuncia scritta con una classe infinita... mi inchino... maestro.
D
Daniela Mazzotta27 novembre 2007
gustoso frutto che aspettiamo con l'avanzar dell'inverno Purtroppo reale la denuncia che fa l'autore Ciò che mangiamo non è più genuino... Bello agli occhi ma il sapore non è più lo stesso

