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Sociale 12 aprile 2018 · lettura 1 min · 1210 letture

Quando bussa la sera

Stefano La Malfa 246 poesie pubblicate
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Il sole già stanco si spegne pian piano, merli impazienti si bacian sui rami, strade lucenti si svuotan tra piccole case. Finestre appannate giocano a scacchi, giovani ombre si rincorron monelle, tavoli pronti aspettano i padri. Ribollon nell’aria i fumi di cene, traspiran le voci di mamme solerti, lievita cupa la nebbia negli orti. Lì, giace solo quel povero ometto, lo sazia il conforto di una pallida luna, stringe più forte una vecchia coperta, i figli ingrati svolazzano altrove. Non c’è più gioia in quella casetta, non si odon risa di discoli bimbi, lunga è la notte per chi piange i ricordi di un grande amore che torna in labili sogni.
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Poesia presentata al IV Concorso di Poesia: Premio Scrivere Sicilia 2018

L'autore
Stefano La Malfa

Molti mi conoscono col nome di "Stefano 61". Pubblico con gioia le poesie in questo Sito dal 2008, affrontando varie tematiche delicate che hanno riscosso sinceri apprezzamenti da parte degli altri autori, dando così sfogo alla mia vena poetica che ho sin da ragazzo. Altre passioni che coltivo sono quelle per la fotog

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Complimenti Stefano... (Antonio Biancolillo)

Sicuramente un testo da apprezzare. Complimenti! (Galante Arcangelo)

Una lettura, dalla bella sensibilità. Bravo! (Galante Arcangelo)

Commenti (2)

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Antonio Biancolillo12 aprile 2018

Uno spaccato di vita sociale che accarezza e allo stesso tempo urla la sua nuda e cruda realtà... di persone che ormai vivo da soli il loro mondo che ancora camminano... Quei ricordi e quelle voci giocano a nascondiglio tra le immagini... si sposta come forme di una scacchiera ...un po’ di qua ...un po’ di là... Il rimedio a tutto è sempre quello... un sottile pianto nell’anima... Molto apprezzata.

Galante Arcangelo12 aprile 2018

Mi è stata sinceramente gradita, la poesia dell’autore, giacché narra il disagio interiore e concreto, vissuto per mezzo della solitudine, che, lentamente, conduce “quel povero ometto”, a occupare un triste posto nella categoria più debole, ad alto rischio di esclusione sociale: i nuovi clochards, da cui trae spunto per l’ispirazione. La sofferenza scaturita per la lotta alla sopravvivenza, la precarietà del quotidiano vivere, il desio di un meritato riscatto, ma pure l’aiuto solidale nel tendere la mano verso i più sfortunati, sono ingredienti salienti, che fanno sentire l’autentico pathos di chi li ha saputi esporre, in poesia. Emozionante, dall’incipit alla chiusa!