Medea nella tenebra
alias Marina Pacifici
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Eccomi qui, vinta Medea,
tua mite guardiana.
Non ho ceduto al rancore
e non bevo dal calice avvelenato della resa dei conti
ora che, sospesa al nulla infernale delle tue vacue ore,
sei capitolata in una resa senza condizioni
nella quale ti sono desolatamente precluse
luci di speranza, aurore ed orizzonti.
Misera Medea,
carnefice e vittima insieme.
Furia, ferocia e tormento
forgiarono anello per anello,
anno dopo anno, le tue invisibili catene.
Tragica Medea,
che dell’amore filiale rifiutasti l’abbraccio
imprigionando una bimba indifesa,
cui negasti anche una carezza,
al di là del filo spinato
in quella fortezza di furore che ti divampava in cuore
e bruciasti nelle infere braci d’odio,
oltre al fanciullo germoglio, della vita persino il seme.
Nonostante ciò che è tristemente stato,
stendo un velo di silenzio e pietà sul passato.
Ti dono un bianco fiore.
Possa recar sollievo all’angoscia della tua anima annientata
e nella desolazione della fine
lenire in una lacrima di luce,
madre che non sapeva amare,
il tuo dolore.
©
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Raffinata arguta e profonda. Una gemma... (romeo cantoni)
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