E il bambino ride, felice
Giovanni Perri
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e c’è la notte sul ramo e l’orologio d’oro
la notte nuda e in bocca un sipario che ha denti da cane
e questo cane ti guarda
come si guarda una macchia una pianta una parola;
e c’è qualcosa che non è astrazione
che viene prima del pensiero ed è tangibile, verificabile:
il tempo del mare assoluto che ha la morte nel fondo e crepa
e i piedi lo sentono i piedi sono tutte le voci ed io comprendo
l’eterno viavai della memoria
il bambino posato sui ginocchi
la faccia d’assassino del vecchio che gli fa le lingue, ridendo.
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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