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Fiabe 23 maggio 2018 · lettura 5 min · 753 letture

La Foglia, ossia Come nacque la Ninfea

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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È una fràgile foglia appesa a un ramo, è viva a stenti... a malapena, è viva in un giorno di vento... E ha päura; è viva, ma ora trema. "Salvàtemi da questa Furia" grida la poverina, mentre il Temporale è giunto. È viva! "Salvàtemi vi prego!" implora e prega al folgoràr de’ i primi tuoni. Piange... Perché... perché l’ha generata marzo sì fràgile?... Pensa... e chiede. L’eco de’ i Sogni e del pensièr si tace, mèdita. È viva. È viva... ma le compagne da’ i pioppi la schernìscono, oh povera! e nemmèn il picchio vuòl fàr suo nido su’ sua ombra, né la pioggia cadèr dal palmo suo, né il Sol baciàrla, ahi miseràbile!... È viva... ma sospesa d’in su’ il vento: un soffio appena, appèn più forte e cade. E tutto sa. È viva; e il vento da lontano soffia... soffia, pianìn... pianino, e poi più forte, e poi più orrendo, e poi più cupo e crudele, e chiama ad avventàrsi d’in su’ i nùgoli le fòlgori più ululanti co’ i tuoni, come Valchirie chiamate da Donner... Oh vìl vento fatàl! È viva; ma fia presto che tal Furia dall’arboscèl la stacchi, e la trascini nelle sue fauci che gìrano il mondo... vìscere brute d’un viandante orrìbile che è mai pago d’orròr. È viva; ma si perde in suo spavento, odia l’empia Tempesta, odia la possa degli Elementi invasati da’ i diàvoli dei lampi, odia la Vita... odia la Morte... odia ma più che sprezzo ha alto terròr. Ma è così che purtroppo il vento oscuro dal ramo la lontana. Ella ha socchiusi gli occhi, e il Fato attende, è viva. Attende Morte. Ma questa Morte non arriva... tarda... si perde... non arriva né urla più. Come una giostra adora questo vento... ella... la foglia, svolazza... svolazza, e danza con quest’àër che la porta stretta a sé... verso l’Incògnito, verso una campagna nuova, e sur d’un stagno. Qui, si posa, sull’onde... sulle sue acque, e galleggia... galleggia... e ride... e bèa. È viva ancòr! E qui, mentre si placa il Temporale, la raggiùngono pètali di fiori... pètali vivi: il più roseo Tramonto di camelie; il sangue delle rose; e delle viole il delicato velluto; e l’occhietto dell’ìris... e li cùllano... li cùllano le tife estive che càntano la ninna- nanna lievemente agitando l’onde amiche... È viva; e circondata da altri stami, e pàrlano tra lòr. È viva; e dice: “Vengo da lontano”. “Anch’io” - ne osserva un pètalo di rosa, “Anche noi” dìcono in coro altri fiori. Ma tutti insieme chièdon “Che si fa?”... È viva; e dice: “Io sono una foglia che sull’acque galleggia; in me riparo avrete voi. Deboluccia io son; pur vero sì lievi siete. Deh, venite! Sarò per voi una cimba... una barca vitàl!” “Noi” le rispòndono i fiori “possiamo fàr quello che tu vuoi; anzi, un nuovo fiore noi farèmo con te!”. “Noi siàm gli stami” dìcon le camelie, “e noi altri pètali” ùrlano le rose, “e noi i pistilli” singhiòzzan le viole... “E io sarò il gambo... le foglie io sarò!”... E tutti dànzano or intorno... intorno e un nuovo fiòr sarà. Ma un tonfo all’onde d’un tratto si sente... non è Tempesta che finita è già. Chi mai verrà?... È una Ninfa pel bagno serotino, e questa foglia e questi fiori scorge. Va loro incontro. Lieta li osserva... e poscia chiede loro: “Che cosa state facendo, oh bei pètali?”. “Un nuovo fiòr” le risponde la foglia: “Da lontano veniàm, noi siamo i dèboli che la Tempesta ha tolti dalle selve... vìvere insièm bramiamo... bramiamo èssere un fiòr!”. “Ma come lo pensate, oh fiorellini, che non avete nemmèn una ràdica?... Presto morirete. E poi?” dice la giòvin dello stagno aprìco che, sbigottiti mirando i compari, tosto li prende in mano, e li raccoglie appena... appena; e tenèndoli sopra i palmi suoi, e lievemente sospesi dall’onde, canta un inno sacro al Cielo. Allòr li bacia! E come per un incanto, ecco! oh gioia! essi si son cangiati in un fiòr. “Per me ti chiamerai, mio fiòr, ninfèa... foglia e pètali, e dello stagno Dea!”. È così che una foglia così fràgile e de’ i pètali a Morte condannati un incanto divèntano per l’onde d’uno stagno... e sull’ombre di tàl fiòr il vento soffia invano, e si riposa la rana, il serpente, e il girino, e finalmente è sconfitto il Destino!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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che meraviglia! elogissimi (Stefana Pieretti)

Commenti (1)

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carla vercelli24 maggio 2018

Meravigliosa fiaba... si sente tutto il pathos delle emozioni provate dalla foglia e con finale- morale bellissimi e significativi. Penso che persino Monet vorrebbe un tale capolavoro a commentare la nascita delle sue ninfee. Molto apprezzata!