Il cieco barbone

Scrosciante la pioggia
inonda la via
e un brivido freddo
disegna una scia
sull’umida pelle
del cieco viandante
che lento trascina
quel passo pesante
Il cielo nemico
coperto di nubi
piangendo a dirotto
affoga i profumi
di questa stagione
così altalenante
che pare t’illuda
e invero t’abbatte
Neppure un ombrello
ripara il suo corpo
piegato in avanti
avanza da morto
E’ morto per Tizio
che chiuso l’ufficio
pregusta il ristoro
d’un tetto e d’un bacio
E’ morto per Caio
che corre veloce,
lo urta e nemmeno
gli dice "Mi spiace"
E’ morto persino
per quel giovinetto
che abbraccia l’amata
da sul parapetto
e poi le sussura
con occhi ridenti
"Mi piace la pioggia
che ci tiene stretti"
Il vecchio barbone
col lercio cappotto
silente s’appoggia
cercando conforto
a un muro imbrattato
di tanti colori
su cui è stato scritto
"A morte i barboni"
©
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adriana sini
Autobiografia: che parola impegnativa! Penso di essere una delle tante donne cui piace mettere su carta i propri pensieri, tutto qua... non credo valgano molto e non ambisco ad alcun premio... Mi piace però l'idea che chiunque li leggerà proverà una qualche emozione, sia pur essa la mera curiosità di cercare altri mi
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Brava Adriana! (Franca Merighi)
!!!!!!!!!!!!!!!! (Gesuino Curreli)
Tanto, tanto ammirata! (Lara)
Commenti (1)
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Franca Merighi4 giugno 2018
I veri ciechi siamo noi, che non vediamo la sofferenza altrui, che passiamo indifferenti davanti a tanti, troppi, barboni, buttati là in un angolo sotto la pioggia, e se ne muore uno, nemmeno ce ne accorgiamo... Poi vorremmo che non ci fosse l’ingiustizia nel mondo, come sarebbe bello incominciare a fare qualcosa di concreto, adesso, subito!!! Ma la parola DOMANI... regna su di noi.
