La sposa bambina
Teresa Esposito
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Quell’acerbo frutto, anzitempo,
colto da mani ansimanti,
attende pallido la futura sorte.
La prematura sposa,
come bocciolo da poco sbocciato,
viene strappata dal giardino delle fate
dove maturava l’infanzia fatata.
I verd’anni della sposa bambina,
aggiogati dall’Innominato,
e immolati per sempre alla malasorte,
si spengono pian piano nella notte.
Il suo giovane corpo trema,
al sol pensiero di quelle carezze
di rovi pungenti tra fili spinati
e dell’olezzo rancido di carne irrancidita.
Dolore lacerante prende forza
nel grembo della novella primavera
che, risvegliata dal primo letargo,
vede sfiorir la verginità delle gemme.
Pianto celato nell’intimità profanata,
pianto silente d’una giovine creatura
ora invecchiata nel suo candido sorriso.
I suoi occhi non guardan più l’amore,
ma il dolore di quella vita di menzogna
di colui che ha deciso, senza vergogna,
di rubarle l’ingenuità, primizia di donna.
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L'autore
Teresa Esposito
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Ho letto con piacere e interesse la composizione. (Francesco Rossi)
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