Idillio mediterraneo
Massimiliano Zaino
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Il màr è irato, e urla rabbioso, e grida,
invòca la Tempesta che divora
le prue d’in su’ gli scogli ove sorge Ilio,
le pietre urlanti di nebbie di fuoco,
di cènere e furòr,
mare crudèl!...
Tirèsia lo diceva; e presagiva
di Nettuno la Furia svergognata...
Tirèsia maledisse... e il Fato eterno
lo decretò.
Il màr è irato,
rabbioso come un lupo,
mare fatàl.
Io... ràpsodo romàntico su’ greche
terre ora immaginate e un po’ ghermite
con un abbraccio,
cosa ti dico? mia onda... mia ombra, e Vita?...
Odi il Sòl dell’Estate che singhiozza
l’acque bevendo...
odi il màr, questo màr... queste onde d’una
spiaggia, odi Odìsseo che ritorna a Ítaca,
odi nel meriggio il stormìr de’ i gabbiani,
il canto delle ròndini perdute,
l’Ècate che ritarda co’ il suo fàscino
di tènebra; odi, o cuòr,
gli inavverati Sogni
che insieme a’ la salsèdine garèggiano
per le scogliere d’ogni àvida Notte...
garèggiano bramàndosi,
garèggiano saltando
tra il sale e il fiele di sguardi perduti...
di sguardi quai d’amanti,
di sguardi e di dolòr...
gli sguardi di un’Ondina che dall’acqua
fa mostra solo degli occhi che sussùrrano
i caldi baci
che dall’imberbe pescatòr vorrìa
sopra il suo seno...
ignudo seno
di spoglio cuore.
No! Non bere, mia Vita, questo loto,
loto d’Egitto che l’ignuda donna
ne coglie per drogàr le ciglia sue
e delle danzatrici...
oh... sacre danzatrici
del Nilo dove scòrrono le tombe
dei Re! No! non mangiàr
questo pètalo folle che si piace
a inebrïàr la mente che non pensa,
che non prega...
loto fatàl!...
Loto di Sogni!...
Infatti, il Genio dell’Estate, da Ade
precedente risorto, Dea Prosèrpina
che i mistèrici riti dell’Aprile
ancor presenzia e
fecondò di germogli e nuove nàscite,
è forse il primo Sogno,
la più cara parvenza, la qual qui
or suggerisce
che il Sole più non v’è...
che l’han rapito i voli dell’Arpie...
che non v’è mare,
né steli, né vïole, né altri fiori...
che è sempre inverno,
che Odìsseo non ritorna a’ la sua Patria,
che l’Orco trattïene la fanciulla
impäurita della Primavera...
che Atene e Sparta rovinosi rami
spogli e bruciati di fuoco e di guerra
al vento èrgono ansanti di massacri...
Alle Termòpili or trecento Sogni
pugnàrono... trecento Sogni andàrono
a Morte... negli Inferi...
i Sogni miei!...
La Vita, allora - così io canto all’arpa
a Saffo appartenuta sull’Egèo -
è un ditiràmbo... un epigràmma fùnebre
che canta urlando
su’ il tèrmine d’un Sogno che soffiava
liberamente nella Notta, prima
che sovvenisse l’alba con le rosee
dita assassine
d’ogni sognato sguardo, e d’ogni senso,
oltre il quale non v’è nulla, siccome
il mare che oltre i bei lìmiti di Ercole
s’acquieta e muòr.
Odìsseo sa,
Odìsseo ben conosce:
quel loto afrodisìäco d’onìrici
àttimi da Érato avvolti e convulsi e
che ei inghiotte con il pane...
il Sogno! il Sogno!...
non può èssere varcato oltre i confini.
Infatti, per colui che non vuòl Sogni
e per colòr che vògliono avveràrli
ha preparata Iddio òrrida Tempesta...
Un’Anima che non sogna mai è un’Anima
d’Inferno!
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L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
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