Antico rito estivo a Villaggio San Giorgio
Umberto Scamporrino
5 poesie pubblicate
+ Segui
Il sole calò
dietro l’eucalipto
che si staglia alto
come un grattacielo
risuona di mille foglie
dal vento sfrusciate
in esse risuona
il canto dell’upupa.
Lente salgono le stelle
disegnando l’universo
sotto i nostri occhi.
Il tubo catodico illumina
le maioliche, il divano antico,
il nonno, la birra,
la spirale è accesa.
Narra storie di antichi egizi,
misteriosi segreti templari
quella voce ovattata è sacra.
Sacra è la cerimonia
del gioco, per le vecchie
del villaggio, puntuali
s’apprestano alla tavola
rotonda, con le loro lenti
spesse, a disputar vittorie
e sconfitte d’una vita,
le loro rughe conservano
ricordi.
Dove sono i ragazzi?
Dolce la bimba
già dorme in veranda
sotto il suo scudo fine
di poliestere e fumi
di citronella.
I suoi sogni, i suoi pensieri
sono ancora segreti preziosi,
custoditi dalla silenziosa notte
attendono l’alba.
E presto l’alba dolce
con fresche carezze
schiarisce l’orizzonte
sconfinato.
S’apprestano i pescherecci
a ritirar le reti
mentre il sole già desto
si prepara a bruciar
le carni.
Solo tra le morbide
chiome dei giganti
troveremo conforto.
Già sparso nell’aria
la rossa fragranza
del ragù che bolle,
impregna il mobilio
anni sessanta,
scricchiola e cigola
a suon di stoviglie.
Ecco il grembiule
fiorito della nonna,
la collana a forma d’occhio,
la tavola è pronta.
Solo tra questi
ricordi lontani
troveremo conforto.
🌐
Pubblicata con licenza Creative Commons: puoi condividerla e ripubblicarla citando l’autore e la fonte.
L'autore
Umberto Scamporrino
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!
