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Impressioni 17 luglio 2018 · lettura 2 min · 643 letture

Antico rito estivo a Villaggio San Giorgio

Umberto Scamporrino 5 poesie pubblicate
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Il sole calò dietro l’eucalipto che si staglia alto come un grattacielo risuona di mille foglie dal vento sfrusciate in esse risuona il canto dell’upupa. Lente salgono le stelle disegnando l’universo sotto i nostri occhi. Il tubo catodico illumina le maioliche, il divano antico, il nonno, la birra, la spirale è accesa. Narra storie di antichi egizi, misteriosi segreti templari quella voce ovattata è sacra. Sacra è la cerimonia del gioco, per le vecchie del villaggio, puntuali s’apprestano alla tavola rotonda, con le loro lenti spesse, a disputar vittorie e sconfitte d’una vita, le loro rughe conservano ricordi. Dove sono i ragazzi? Dolce la bimba già dorme in veranda sotto il suo scudo fine di poliestere e fumi di citronella. I suoi sogni, i suoi pensieri sono ancora segreti preziosi, custoditi dalla silenziosa notte attendono l’alba. E presto l’alba dolce con fresche carezze schiarisce l’orizzonte sconfinato. S’apprestano i pescherecci a ritirar le reti mentre il sole già desto si prepara a bruciar le carni. Solo tra le morbide chiome dei giganti troveremo conforto. Già sparso nell’aria la rossa fragranza del ragù che bolle, impregna il mobilio anni sessanta, scricchiola e cigola a suon di stoviglie. Ecco il grembiule fiorito della nonna, la collana a forma d’occhio, la tavola è pronta. Solo tra questi ricordi lontani troveremo conforto.
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Umberto Scamporrino
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