Una storia
Pierfrancesco Roberti
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C’era una volta una storia graffiata dai giri di do di una chitarra impolverata
nella cella della morte scrivo i ricordi dell’estate delle fragole
ti trovarono con gli occhi chiusi nel letto del bosco
compare Dewey sindaco disumano del bianchi più bianchi
ed io che cantavo i versi allucinanti di una droga di parole
notti furibonde degli schiavi lontani del Tennessee
volevo correre e correre e correre morso dai cani della legge
senza amore sbandavo ubriaco per gli ostelli del Tennessee
vita che mi avevi incriminato di solitudine
colpevole perché ero un nero che bruciava vendetta
Qui ci entrai con i capelli ancora neri di giovinezza
colpevole fu il ritmo degli uomini di tribunale
quanti compleanni festeggiati in questa misera cella
domani morirò con un ago in un braccio dimenticato
stasera fatemi piangere i ricordi di un’ infanzia passata troppo presto
Senza Nome
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Pierfrancesco Roberti
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