Tacque il Verso
Giuseppe Buro
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Superba fu la caduta in quell’universo
e tacqui per un lungo verso, poté
sospirare l’anima mia e la tristezza
volò via.
Avvenne che l’emozione correva per
raggiungere la mente e si dissolse la magia,
provai pianto nel non fare niente ero
fermo lì sul ciglio e nacque il canto.
Scese come lacrima la poesia sulla riva,
tutto mi condusse oltre quella linea che
non avevo mai raggiunto, la fragranza,
l’incantesimo, tutto era pregresso.
Brilla sempre quella infiamma e il cielo
era sostenuto dal suo grembo e nacque
un fiore e le sue morbide armonie vincolarono
il cuore mio.
La fantasia volò via come volano aironi
nel tempo dell’amore e si nascosero i sogni,
mentre gli sguardi penetravano come lame,
incanto erano gli occhi e le mani proiettavano
incantesimi del momento.
Poi fu giorno e meraviglia con un tenero bacio
si ruppe il mistero e il silenzio dalle profondità
riemerse per incoraggiare il gioco che già riprendeva,
un prisma di luce nella stanza e fu di nuovo amore.
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Giuseppe Buro
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