”ricordi”
Dormivo in fondo al letto della nonna,
sul materasso di foglie di pannocchia,
si alzava molto presto quella donna
scendeva giù in cucina e preparava il pane,
e poi un profumo di caffè che risaliva
su per le scale di quella vecchia casa,
si alzava anche la mamma
e in stalla l’aspettava il mungere le mucche
e seminare il grano alle galline,
mio padre sistemava quel porcile
dove i maiali facevano baldoria
in quella mangiatoia a brontolare
per il mangime dato col badile,
lo zio con la carriola tra le mani
piena di attrezzi per lavorar la terra
ci salutava con il suo sorriso
e ci diceva: ci vediam stasera.
Le mie sorelle che saltano alla corda,
la piccolina con la candela al naso sulla porta,
nonna che ritornava con la brocca in testa,
aveva preso l’acqua fresca alla fontana,
di un fiume che passava li vicino
e la ricordo quanto andava piano,
io la vedevo da quel finestrino
che stava nel fienile, e riposavo,
guardavo nella stanza accanto
il raccolto di un anno di lavoro,
prosciutti appesi con i suoi salami
pancette affumicate e mais in grani,
montagne di patate in quel solaio
zucchero, sale e miele non mancavan mai.
La voce della mamma che ci chiama
la tavola è imbandita di colori,
dai... vieni nonna siediti anche tu,
assaggia ancora quei sapori
che adesso non ci sono più.
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Commenti (1)
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Paolo Ursaia10 dicembre 2007
Il poeta si volge spesso al passato, ai ricordi; il risultato è sempre gradevole, ricco di spunti di riflessione, lasciando il lettore con un sorriso, talora amaro.
