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Amore 23 ottobre 2018 · lettura 5 min · 1390 letture

Spleen d’una Sera di Autunno

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Ho freddo; e tace. Tace il vespro inquieto, le ombre del vento su’ i pioppi difformi. Tace il proscritto Sogno. Tace il Sole che crolla. Tace l’eco perenne de’ i singhiozzi amari, le orme della bipenne. Tace il labbro di Ebe, che si protrae in silenzi oscuri per ogni Notte. Tace il destriero che porta le lettere nelle Tempeste de’ le prime nebbie a’ il piè del nuovo novembre. Tace anche l’alba che viene appena dopo il regno de’ le larve. Tace il fiore al cospetto della pieve per la campagna; tace lo sbadiglio di ombrosi campi. Tace la dissacrante processione egizia degli íbis per le ripe che bruciano di paglie. Tace il cieco oblio delle anime del cimitero. Tace il tuo occhio. Tace il sopraciglio del pallido Autunno che ami con me, Ebe. Tace la pianura qui sonnolente. Tace all’altare la spogliata croce, l’ostia che maledice e mi condanna. Tace l’Eterno. Tace la marmorea statua de’ Santi. Tace il teutonico animo di un cuore sotto spoglia mentita. Tace il Fato. Tace Proserpina al suo orbo Plutone pria di dormire. Tace il singulto del Tutto profano che piange e grida per questi suoi sferici orizzonti morenti. Tace un urlo che è tanto forte per essere sentito da una stirpe figlia del fango. Tace il frutto antico del Male, il loto sopra il seno di Eva. Tace la Gioia. Tace il represso Desiderio. Tace quel capello piangente d’un bel salice che attende la perizia di man druidica a far corona per le bare de’ i Sogni. Tace il fosso che a’ neri sguardi ti sta dianzi e a’ fosche fiammelle del Tramonto. Tace il fumo del campo in preda dell’igna falce de’ il mietitor. Tace l’Arbogna che fa il conto delle impronte e de’ passi che sente. Tace il corso del prosciugato mare delle risaie. Tace il mosto che avvelena i miei istanti di pensieri sommessi. Tace l’airone che cerca l’ultimo seme di riso. Tace la Natura insonne nel suo autunnale sepolcro inumano che in mano porta i teschi delle vittime. Tace la Vita. Tace la rimembrata Luna al vecchio incontro. Tace l’Estate trascorsa, annientata al svanir di queste maschere sognanti. Tacciono i nostri cani, le nostre vie, il mio sepolcrale giaciglio derubato de’ lumicini. Tace la tua mano, Ebe, il tuo pugnale. Tace il respiro del mio sonno inquieto che gela l’ossa e pietrifica il sangue animato dagli incubi feroci. Tace il tuo labbro. Tace la tua vendemmia, la tua danza, il tuo sorriso che riempie le coppe di ebbro veleno. Tace il fiele amaro che sale in bocca. Tace il nettare dolce delle rose che appassiscono presto a dare spazio a’ crisantemi. Tace... Tace il vespro della mia steppa. Tace l’Anima amica d’una viola sopravvissuta alla fine d’Estate. Tace il dipinto d’una Madonnina su un vecchio muro. Tace la siepe del parco ridente dove i bambini giuocan con l’assillo de’ compiti sgraziati. Tace il ferro di ampi cancelli. Tace il cane da caccia quando passo vicino. Tace il cinguettio di stormi fuggenti. Tace l’erba che calpesto. Tace dovunque la compagna ombra che trascina pena selvaggia e ascosta lungo il mio cammino. Tace... Tace un responso. E questo Eterno non m’ha a pietà! Tace il tuo sibilo amico nell’attimo in cui ti sogno, dardo di Dea. Tace la tua bocca schioccante orridi oblii del tuo silenzio. Tace il tuo crine di Notte splendente con la Luna di tue belle pupille che sognano nel giorno. Tace il tuo vestir pesante lane d’Autunno. Tace la irrequieta tua pièta di fanciulla che non sa i duoli del Pöeta. Tace il Cielo con i suoi Ángioli. Tace l’edera fulva de’ il vegliardo giardino. Tace l’ululato canto de’ levrieri pe’ i corni della caccia; e taci tu, che non ti mostri e non rispondi a’ cenni del tuo cantore. Tace il tuo respiro, la tua parola sussurrata. Tace il tuo bel volto co’ tuoi capelli raccolti sul morbido candido collo. Tace il tuo mento, o uva, che spremi i vini de’ i rimorsi estivi e della Sorte. Tace l’onda che va e si perde altrove de’ vicini ruscelli. Tace il lezzo fangoso degli stagni e delle tife che putrefatte volgono l’ultimo addio al Sole. Tace la chiesetta di Santa Maria, il suo vïale spogliato di foglie cadute e secche. Tace il marziale campo ove i fanciulli si rincorrono lesti. Tace il pioppo che adombra i loculi al cimitero, urlo di atroci pene. Tace questa sperata e grazïosa dedita bocca a’ melliflui responsi che non mi giungono ancora nel vasto e freddo Autunno. Tace la pazïenza nelle vene del cuore che mi distillano noie d’attese sempiterne e funestate. Tace la panca ove mi seggo, aspettando il rumore - forse - de’ il passo tuo. Tace il sogghigno de’ l’orizzonte che nella sua Notte or mi divora. Tace dovunque il tuo sembiante bello, l’impronta del tuo cuore portentoso, o Ebe. Tace il tuo guardo. E allor m’è regno enorme silenzio.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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