L’emarginato
Francesco Cau
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Come soffio di vento
giro a cuor contento,
del passato non mi pento.
sul mio viso piaghe
del tempo per un
disfacimento lento.
Mi sveglio e guardo attorno
tutt’attorno un gran vuoto,
con l’angoscia che mi prende
nel vedere la gente,
che guarda in modo insistente
la mia immagine sovente.
Mi chiamano barbone
ma un tempo ero signore.
Droga, alcol e sesso
han fatto di me un cesso.
Un emarginato
mi chiamano così,
gli umani non possono capir.
Ma tengo Dio nelle mani
come un passero al sole
e nessuno mi dà più amore
perché vivo e poi muoio.
©
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