Nulla
Nulla più m’appare
di scarichi umani
è densa l’aria
un ciclone investe
il lento pascolare.
Strade sempre più rotte
voragini piene di melma
il sangue a grumi
si disperde nella nebbia.
Intonaci si staccano dai muri
farina sull’asfalto,
croste di cemento sulla pelle.
Ombreggiano gli arazzi
sui balconi spogli
disegno strano, ma eccitante.
Mi giro e mi rigiro
cercando il fronte
è lì il mio posto
e mi faccio avanti.
Le vene tubicini fragili
come il respiro di un bambino
pompano salsedine
che ottura il mio cammino.
Mi fermo solo un momento
nei pressi di un parco male allestito
i bimbi giocano senza pensare,
ma loro che ne sanno del destino?
Li guardo,
volo di farfalla
seguo la scia
impresa audace.
Rimango a contemplare
con la mente sulle spalle
l’ombra mia
che vola all’infinito.
Mi avvolgo tra me stesso
e gli odori della gente
assurda posizione
ascoltando il ritmo della vita
frastuono che mi vuol portare via.
©
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