Zampogne
giannini agostino
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Dove, siete,
sperdute zampogne,
dei miei natali, gioiosi e gai.
Scie di dolci odorosi,
di finocchi e fichi secchi,
guardati a vista.
Natale gioioso al focolare,
prima della nascente televisione,
mie fiabe, di labbra conosciute.
Racconti, di castagne e ceci,
noci e mastazzola,
è festa di Natale.
Pane col finocchio e fior di maggio,
Zampogna che cantavi, la venuta,
dolci e tempi buoni.
Baci e riverenze ai nostri cari,
che, benedicono i figli al focolare,
come, facevano i nonni dei nonni miei.
Casse panche,
dal contenuto assai prezioso,
dolci, pane, ed altro fatto in casa,
dolci, e perdono dei miei cari.
Amore trasparente universale,
la chiesa era pilastro dell’evento,
univa laici, e scettici soggetti.
Modestia e povertà, sempre a braccetto,
allora era amore unico del tetto,
l’amore predicato era sincero.
Bastava un po’ di pane, ed un compare,
per rendere felice,
il cuore di un bambino.
Neve mai vista al mio presepe,
un vivere felice figurato,
pecore e mucche scaldavano la stalla.
Viandanti guidati da una stella,
stella mattutina e luminosa,
indicando la strada con la scia.
D’un Dio d’amore e di dolcezza,
riempiva i cuori a casa mia,
sperando, tutto un mondo, di bontà.
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L'autore
giannini agostino
Commenti (1)
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Paolo Ursaia16 dicembre 2007
La poesia della memoria; versi che emanano il caldo tepore della nostalgia, del sorriso con gli occhi umidi.

