L’incidenza dell’urbanistica (sulla mente di un bambino)
Il razionale impianto architettonico
(nato verso la fine del Ventennio)
della mia cittadina mi portò
da bambino ad usare la ragione,
quando scrutavo il mondo circostante.
Gli impulsi irrazionali si arenavano
spesso nel contemplare quelle case,
tutte perfettamente allineate,
e le vie rette, perpendicolari
l’una all’altra, sì bene intersecate:
costruivano mente mia geometrica
(Matematica fu materia in cui
i miei voti più alti io prendevo
in scolastico primo mio percorso),
che gli imprevisti mai non prevedeva,
dove tutto appariva regolare.
Di De Chirico in quadro metafisico
avevo l’impressione di trovarmi,
ed io da allora, della città eterna,
l’Eur ho amato un po’ più del centro antico.
Della parrocchia poi quell’edificio,
nato dopo di me, con forme alquanto
simili a un capannone, mi faceva
pensare che quel Dio fosse un geometra,
e che tutto ordinasse sulla terra.
Non capii bene che cos’è l’amore,
né amicizia, né rischio, né un ostacolo,
né malattia, insomma tutto quello
in cui c’è un segno dell’irrazionale.
Era la scala mia contrassegnata
da un gran numero "undici", che sempre
dopo portai nel cuore (e può ben darsi
ch’esso si sia col tempo trasformato
in attrazione per l’endecasillabo) .
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L'autore
Antonio Terracciano
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
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