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Riflessioni 26 dicembre 2018 · lettura 1 min · 859 letture

Quel profumo... quel sapore

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giuseppe gianpaolo casarini 1524 poesie pubblicate
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Il panettone è pur sempre il panettone ma oggi per me da tempo vecchio quel profumo quello antico più non sento forse perché lo si vede nelle vetrine tutto l’anno or ricordo che bambino allora dopo il pranzo di Natale aspettavi che il nonno come fosse un sacro rito lo tagliasse e dicesse con una voce d’amor piena e d’affetto ecco prendi Giuseppe mio caro la tua fetta una fetta sottile piccolina ma d’un sapor particolare e del profumo delizioso la guardavi con rispetto e nel mangiarla poi non volevi che finisse sì oggi il panettone è sempre il panettone ma ma sì è persa quella magia quel modo d’affertarlo dopo il nostro pranzo di Natale come se fosse un gesto di routine e abitudinario pur come di porgerlo ai bambini pur se le fette son assai più grandi e che spesso lo lasciano parte nel piatto poi dono ecco apprezzato dalle gazze pettirossi passeri merli tortore in attesa nel giardino
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L'autore
giuseppe gianpaolo casarini

Nato a Milano il 25-04-1940 Residente a Binasco (MI) Pensionato Dr. in Chimica Industriale M.Sc. Specialista in Scienza e Tecnica dei Fenomeni di Corrosione

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Molto bella leggerla, buongiorno (Silvia De Angelis)

stupendamente stupenda (vinfra47)

Commenti (4)

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Silvia De Angelis26 dicembre 2018

Il tempo inflessibile, sembra modificare qualsiasi cosa, anche l’aroma del panettone, che da bambini rappresentava un prezioso dolce, affettato "con uno speciale rito" che non tornerà mai più Poesia molto apprezzata

Antonella Garzonio26 dicembre 2018

Da bambina ero abituata ad un Natale più povero. Mangiare il panettone era una gioia perché, simbolo della festa, si trovava solo a Natale. Ora, nell’era del consumismo, abbiamo a disposizione tutto e sempre. Si è persa la magia.

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Antonio Terracciano26 dicembre 2018

Il particolare stile di scrittura del Casarini (versi attaccati l’uno all’altro, senza spazi bianchi, senza respiro direi), usato dal poeta in tutte le sue opere, questa volta sembra rappresentare un panettone mal riuscito, per niente lievitato. I panettoni sono certo buoni pure oggi (anche se una volta erano rari quasi come l’oro, e al Sud arrivavano solo i "Motta" e gli "Alemagna": io preferivo il primo), ma quello che manca è appunto il lievito, non del panettone, ma dei rapporti umani, cui allude il poeta: i gesti che si compiono per affettarlo (e per mangiarlo) sono ormai automatici e inflazionati, e non hanno quasi più alcun rapporto con l’evento particolare (il Natale) che (anche) il panettone dovrebbe simboleggiare.

Rosetta Sacchi26 dicembre 2018

Sposo il commento del poeta Terracciano e non aggiungo altro, anzi sì, un segnalibro. Quando un testo parla non ha bisogno di troppe parole...