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Introspezione 31 dicembre 2018 · lettura 2 min · 454 letture

Se potessi rimanere a contare le stelle

Rosetta Sacchi 1894 poesie pubblicate
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Non penso a seppellire l’anno andato Il caso e la malasorte han fatto più danni Vi sono visi che non voglio cancellare dalle strade e dalle case o dalle panchine sulle piazze in festa. Ma sono visi persi che rivedrò, son certa, in qualche aneddoto che la memoria farà riemergere quando nel silenzio di pareti vuote contemplerò il mondo Non cornici. I bambini crescono e gli adulti invecchiano Non premi. Talvolta segnano un traguardo talvolta significano una prova dell’essere che s’esprime al di fuori d’ogni convinzione d’essere compreso. Spesso sono una sfida con se stessi oltre la fatica stessa d’esistere Non penso all’anno andato. Il tempo è uno solo che si perpetua sugli errori voluti o ereditati che spesso coglie i segni per tentare un cambiamento ed altre volte soccombe sotto il peso d’un fardello che cresce Ho pensieri mesti. Dovrei accendere lumini nella notte quando dopo i botti il mondo starà a dormire E riempire le strade deserte di tutti quelli che sono partiti di quelli che sono altrove... di quelli che _ dicono_ non ci sono più So che stanotte resterei desta fino al mattino se potessi rimanere a contare le stelle
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Rosetta Sacchi

"Gabbiani" - Vincenzo Cardarelli - Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. ^^^^^^^^^°

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Molto apprezzata. (moreno marzoli)

Commenti (1)

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moreno marzoli7 gennaio 2019

Il tempo, l’anno passato, l’anno futuro o presente che si perpetua all’infinito nelle pieghe o piaghe della vita. Il tempo non esiste è convenzione per misurare, i vari passaggi dell’esistenza. Non esiste nel ricordo di chi non c’è più o di chi deve arrivare. I botti sono il segno dell’impotenza al cambiamento che tutti gli anni crediamo di ripartire, ma non riusciamo a buttare via il fardello. Il peso ci opprime, allora restiamo a contemplare il cielo per cercare la nostra stella tra l’infinito spazio- temporale. Versi diversi