L’odore del pane
Rosaria Catania
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Legata con lo spago la valigia
da te partono Italia bella
l’odor di mare, spighe e fame
in un grigio angolo di nudo
si persero
terra con profumi diversi
di lingue sconosciute
addio casa
terra mia dannata
ti saluto
vado in miniera a lavorare
per un pugno di spiccioli
ed un pezzo di pane
una lampada
un elmo
ed uno zaino
tutto il lor avere
per un duro lavoro
il cuore palpita laggiù
stringe e soffoca la gola
dalla paura
fumo, puzza e gas
quanti ne moriron laggiù
vivevan nei ghetti affollati
tutti malati di silicosi
e nel lor muto silenzio
si circondarono sull’epopea
del loro misero vivere
sfruttati
nell’incurante sicurezza
respiravan polvere nera
andarono oltre il vento
del lor grande sacrificio
per un tozzo di pane ammuffito
il minator in quelle miniere
lasciò patria e vita
furono fiori amari
si ridussero in polvere
sulle povere bocche increspate
di soffocante terra amara
s’avvolsero nella paura più totale
e nelle insonni notti
un grido si levò
dal lor muto dormire
la morte voltò lo sguardo dell’impotenza
scese oltre quel grigiore muto
per spegnere i cuori di mogli e madri
restaron come rami secchi al sole
aspettandone invano
la lor risalita
sull’alta vetta trovaron pace
respirandone l’alito misero
e sugli occhi stanchi
il papavero rosso
illuminò la loro vallata di luce
sarà spicciolo
il lor umile saluto
come era bella l’aria
e la luce del sole
Per un pezzo profumato di pane
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L'autore
Rosaria Catania
Commenti (1)
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Fadda Tonino24 gennaio 2019
Tu possiedi la Forza dell’universo, nessuno ti può fermare, sento che devi avere un cuore immenso

