Di sera

Appena scende la sera
si chiudono i tuoi occhi
come petali di un fiore
ormai stanco della luce
rannicchiando l’esistenza
in un pugno di ore
si assottiglia di più la vita
e le domande
scorgi nella poca luce
sempre la stessa risposta
e non guardi più, oltre la siepe
dove s’infinita il giorno
devi essere un tramonto e non parlare
devi essere rugiada, ora al sole
cosi richiudi il guscio, e le parole
restano scritte nelle mani
nell’acqua che leviga i sassi
nel silenzio che più consuma
questo nostro dispiacere
due monete nuove, spese in sogni
cadute dalle mani,
dalle tue labbra stanche.
©
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un caro saluto (Giovanni Monopoli)
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