Il colle dei faggi
L’anima è più ruvida
di una pelle d’orso
tesa all’aria tetra
di un pomeriggio scabro
con la sua faccia languida.
Pesar la notte
sveglio all’una per paura
di cadere in un sogno
bruto mistico padrone
della vita al retro
di quattro mura.
Sempre lì curioso di capir
il tal senso dei risvolti
miti laici capovolti
nei pensieri astiosi del veder
girar le cose con arroganza
or facili or copiose
nel biasimar l’accaduto
al buio inutile di una rimembranza.
Volgar parlar di imbuti
allo scorrere del tempo
dei giorni vissuti
quasi vorresti che chiudessi
la luce lieta nei passaggi
perché nulla ostenta
la luna piena dei paesaggi
sul viso emblema di madre
invece è brulla la tua spalla
urtuosa brulicosa che invade
la libera visione dal colle dei faggi.
©
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