Dove il confine non ha cemento
Giorgia Spurio
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Come un cristallo,
non ha luce,
non ha sole nel cuore,
non ha luna negli angoli,
è una cometa dimenticata
nella galassia buia di una Gigante
e risucchiata dalla sua Nova.
E – ti penso – a volte
tra la pelle bianca del cielo
e il ruvido risveglio del mattino
quando il vento
mi fa ammalare i polmoni
con il desiderio di vedere l’estate
- o di venderla agli acrobati di una notte -
o alle stelle nascoste dietro i boschi dell’inverno.
E – ti ascolto – tra le madri delle rugiade
- dove il confine non ha cemento -
dove l’asfalto mi bracca come una Hydra
con le sue teste addenta alla mia anima,
e – ti guardo – immaginando l’ombra
del giaguaro del silenzio, il fantasma del suono,
salutarmi di spalle dove la terra è incolta
- dove il confine non ha cemento-
dove ho dimenticato il colore dei tuoi occhi,
bambina,
sfocata macchia tra le mani svelte di un Van Gogh
di un cielo in movimento tra le stanze chiuse – richiuse-
- bachi da seta dimenticati nel bozzolo –.
- Ti guardo –
e ti disegno,
diventi una foto, il flash di una mente distratta,
-attenta-
della mia testa a volte leggera,
a volte nemica dei miei occhi, del mio corpo,
del mio stato – d’animo, di salute, di sogno, di natura,
di silenzio, di mondo, di urla e di noia –
macchia sfocata, sei – e lo sai, non voltarti-
dove il confine non ha cemento.
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L'autore
Giorgia Spurio
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Ammirato. (Francesco Rossi)
Commenti (1)
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Francesco Rossi3 marzo 2019
Una composizione poetica che se letta con attenzione pone il lettore davanti a una interiorità che stratifica tutti gli aspetti del vissuto. Poi, una ricomposizione magistrale di quelle che sono le affinità che legano la mente al cuore e i ricordi che vanno oltre dove il confine non ha cemento, come tu hai magistralmente chiuso la composizione poetica.

