Fantasmi alle sei
Giovanni Perri
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li incontro la mattina i semivivi
sempre allo stesso punto, abbiamo
un nostro modo d’intenderci:
quello con l’occhio storto, che fuma
e si trascina una bottiglia vuota,
il militare impettito che chiacchiera e chiacchiera da una radice,
la ragazzina svagata che somiglia a un cielo di marzo, il bottone scucito sulla lingua
e quello alto e curvo cacciato anche lui da quale cinema;
li sento arrivare da un bosco e sono gli alberi muti,
le soglie di antichi lupanari, gli archi di bianche lenzuola messe al vento
a passi ci sentiamo, a scomparse, a buie volute
senza guardarci, senza neanche sapere di esserci:
li ho sistemati qui, dentro la roggia per farli accadere
ma non accade niente
neanche un urlo nascosto in una sciarpa,
qualcuno che sanguini al buio, inciampi in una gonna,
e di me che diranno? quello tutto nascosto nel vetro
che parla da una foglia o precipita giù da una grondaia.
©
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
grande incredibile fantasia (Felice Serino)
...e sempre apprezzata, sempre... (Lia)
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